Ogni viaggiatore che si rispetti tiene un diario di bordo. Raccontare è come viaggiare, e se non porti con te un po' dell'altro, i tuoi orizzonti saranno sempre ridotti a quello che hai creduto di vedere.


Antonello Messina



sabato 12 luglio 2014

L'uomo di Bronzo



Mi riesce difficile pensare a quelli che dicono di amare una città, senza averla mai veramente odiata.

Lisbona non si può odiare. Perfino quel pizzico di decadenza che avvolge certi edifici dalle piastrelle screziate, a tratti mancanti, come uomini sdentati, sembra essere venuta fuori dalla matita di uno scenografo che vuole farci commuovere, a tutti i costi.
Si, si rimane solo rapiti, e perfino i marciapiedi scivolosi sembrano accompagnarti prima che ad uno scivolone, ad una danza suadente, sensuale.
La più tragica delle inadempienze di questa città si lascia perdonare con una semplice "pastel de nata", perché al prezzo di un solo euro chiunque può godere di un esplosione di felicità, già: la felicità a Lisbona è a buon mercato.
Alla Rua da Rosa c'è un uomo statua, uno dei tanti che si improvvisano agli angoli delle città.
Il vestito, la faccia, i fiori finti, una bombetta sulla testa, il tutto avvolto da un unico cromatismo imperante: un bronzo dorato che lo fa apparire in tutto e per tutto simile ad una statua, arrugginita, vittima delle intemperie e dei tanti piccioni snervanti.
Sotto i piedi un palchetto, dentro risuona, distorta per la pessima qualità dell'audio, una musica malinconica.
È già quasi il crepuscolo.
L'uomo di sangue e ferro sta terminando di fumare la sua sigaretta/pausa.
Io rallento il passo e cerco di carpirne i sentimenti, proprio in quel frangente di tempo in cui non sta recitando: l'immobilità assoluta, l'assenza.
Sembra stanco, pensieroso. La piccola nuvola che avvolge la sigaretta e la sua faccia lo fa sembrare simile al pezzo di una vecchia locomotiva a vapore, stanca ma arrivata finalmente in stazione.
Ecco: un ultimo tiro, un sospiro di brezza marina, ed il segno della croce, in questo piccolo gesto finale, scopre e rivela tutta la sua mortalità e fragilità. Ora nuovamente su, sopra il palchetto, come un cristo pagano al servizio dei turisti più beceri e goliardi.
La croce, gesti, simboli di cui Lisbona brulica, ha fame, e ne offre ai suoi ospiti.

L'uomo statua: la solitudine dell'artista mi porta ad immaginare un uomo che sorride a tutti quelli che gli offrono una moneta, e poi dispera immobile, con se stesso. Perfino a Lisbona.


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