Ogni viaggiatore che si rispetti tiene un diario di bordo. Raccontare è come viaggiare, e se non porti con te un po' dell'altro, i tuoi orizzonti saranno sempre ridotti a quello che hai creduto di vedere.


Antonello Messina



giovedì 9 gennaio 2014

La Palma Malata


Alla fine, riecco Palermo.

A distanza di tanti anni, la città si rotola sotto la stessa coperta lercia.
La pulizia delle strade è gestita solo da qualche sporadico temporale.
C'è crisi; la cultura e la storia non sono più un valore aggiunto, ben altre sono le priorità. La gente sopravvive come puó. La politica è come sempre beffarda, sprezzante, distante anni luce dalla realtà e dalle vicissitudini. Il malaffare; come se vivesse in un mondo parallelo, non teme ricadute o guizzi di orgoglio popolare.
La via Roma (arteria centrale della città) mostra poche vetrine aperte, perlopiù stanze vuote occupate dai neo arrivati "compro oro". Un silenzioso esercito composto da fila di saracinesche serrate racconta la guerra che è in atto. Guerra che pretende e promette un'ancor più dura e lunga agonia ai palermitani.
Il giorno dell'epifania il museo d'arte moderna è chiuso, sul portone neanche un biglietto di scuse.
Palazzo Abatellis aperto, bene dico io, ma subito dopo essere entrati due impiegati dal volto scoraggiato ci aprono le braccia e ci avvertono che solo due sale risultano aperte; "non ci sono soldi per pagare altro personale".
Decido di fare due passi da solo in centro, è ormai sera. I vicoli della via Lungarini sono uno slalom tra i piccoli marciapiedi, le macchine posteggiate sopra, quelle che sfrecciano a fianco, e la merda dei cani. Alzo la testa e rimango abbagliato; un enorme balaustra finemente decorata di un palazzo barocco del Seicento mi restituisce quel senso di bellezza che stavo cercando da giorni. Tutt'intorno è un rifiorire di edifici seicenteschi accuratamente restaurati. Splendido.
Nei portoni non ci sono nomi, nessun campanello, incuriosito, con il linguaggio dei gesti tipico dei Palermitani chiedo implicitamente ad un posteggiatore:
"dov'è finita la gente che ci vive?"

Questi abbozzando un sorrisetto furbo mi risponde:

"Li hanno comprati i politici a due lire, dopo li hanno restaurati con i soldi della comunità europea", non ci abita nessuno,
dottore, c'ha una sigaretta da offrire?"

"Spiacente non fumo".

Sbucato a piazza politeama, un coro di lucette natalizie avvolge le palme.
Però qualcosa in quegli alberi mi appare anormale. Mi avvicino, molti non hanno più le grandi foglie, solo un triste tronco che si erge solitario verso il cielo.

"sono malate, stanno morendo".
Parola di un vecchio signore ricurvo sul capotto, anche questi stranamente abbozzava lo stesso sorrisetto ironico del posteggiatore.

Lo guardo, riguardo la palma:

"Qui tutto pare malato,

e ..non c'è niente da ridere".



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